13/04/2012

Josep Carreras interviewed in Beijing by Tian Ge again after 14 years


Al suo arrivo a Pechino, a fine Marzo, Josep Carreras è stato intervistato dalla giornalista cinese Tian Ge, a 14 anni di distanza dalla prima intervista in occasione della primissima visita del tenore nel paese. Le risposte di Carreras sono in inglese, motivo per cui questo post può fare a meno del riassunto vero e proprio delle Key facts. Si tratta di una lunga intervista di 48 minuti abbondanti di domande personali, molto godibile... quindi non vorrei togliervi il piacere di gustarvela a fondo.


(Tian Ge interviewed Josep Carreras after his arrival in Beijing in very late March for the concert he offered on April 1. This was the second interview she has realised: the first time she interviewed the catalan tenor was 14 years ago, in occasion of his first visit in China. His answers are in english, and since the interview is very nice, I don't want to disturb your vision with unuseful key facts in english. Enjoy!!)

L’intervista prende avvio con la consegna a Josep Carreras di un disco che lui, ringraziando cordialmente promette di guardare immediatamente... suppongo quindi si tratti di un video, e in particolare che riguardi l’intervista che la stessa Tian Ge gli fece 14 anni fa, visto che subito dopo ne vengono proposti frammenti. 14 anni prima, la giornalista gli mostrava una foto in cui il tenore portava la barba, e lui gli aveva spiegato che di tanto in tanto gli piaceva portarla, ma che questo avveniva in forma molto spontanea: semplicemente, capitava che un paio di volte l’anno decidesse di non radersi per qualche giorno. Ma era altrettanto probabile che il suo personaggio in una determinata opera la richiedesse. Carreras già allora affermava di considerarsi un uomo molto fortunato non solo per il dono della voce, quindi non solo a livello professionale, ma anche sulla sfera personale. Tornando al presente, assicura che riguarderà la primissima intervista con piacere nella serata.

Carreras sostiene che l’uomo e l’artista camminano in parellelo, e che è un grande onore per lui tornare in Cina e poter comunicare attraverso la sua voce con il pubblico cinese che ha sempre dimostrato per il calore che gli ha dimostrato: in questi anni si è esibito in diverse città del paese, non solamente Pechino.
La sua compagnia discografica in passato gli ha proposto di incidere alcuni brani cinesi: dopo averli ascoltati, ha apprezzato particolarmente le melodie, come nel caso di “A faraway place”, che propone con molto piacere nei suoi concerti in Cina.

I Tre Tenori: un’idea che è divenuta una realtà speciale non solo per loro, ma per la ripercussione che ha avuto questo fenomeno che ha diffuso questo tipo di musica a un pubblico molto più ampio ed eterogeneo. Carreras racconta che i tre intrattenevano un ottimo rapporto professionale, fondato su mutuo rispetto ed ammirazione, evolutosi in seguito in una solida e sincera amicizia. Quando si trattava di prendere decisioni in merito ai programmi, questo avveniva in totale accordo. Quella piccola incomprensione a Vienna con Plácido Domingo, che il tenore cita anche nel suo libro di memorie, non è che un episodio ormai chiarito da molto tempo. Per Domingo, come già detto in varie occasioni, nutre una grande ammirazione per la persona e per l’artista unico che è: considera inoltre che sia un eccellente direttore d’orchestra, che conosce molto bene le voci e quello di cui hanno bisogno, oltre a un’immensa conoscenza in quanto a musica e opera.

In merito ad abitudini particolari, a suo avviso tutti abbiamo qualche mania, ma niente di eccentrico e stravagante per quanto riguarda i cantanti d’opera.

Ad una domanda che chiaramente mi è impossibile capire, Carreras risponde che non è un must, che dipende da come si sentiranno sia lui sia le persone attorno a lui, che la gente tenta di compiacerlo e qualche volta lui tenta di fare lo stesso, e che lascia ogni possibilità aperta. Ha diverse occasioni di andare per la prima volta in posti che gli interessa visitare. In Cina per esempio, ogni città è ricca di aspetti che lo interessano, come musei e luoghi particolari, nonostante sia difficile coniugare l’attività da turista con la necessità di avere cura di sé, e  mantenere la concentrazione per l’imminente esibizione. Ciò nonostante cerca sempre di mantenere una vita più normale possibile. In merito alla sua prima visita alla Muraglia Cinese, ricorda che era una freddissima mattina con -20 gradi, il primo gennaio del 2005; senz’altro, un altro posto a dir poco simbolico di Pechino è la Città Proibita.

In merito a Pavarotti, Carreras afferma nuovamente l’impossibilità di sostituirlo nella formazione dei Tre Tenori per una questione di etica e di amicizia, al di là del fatto che Pavarotti era insostituibile già di per sé, senza nulla togliere alle grandi voci di tenore della generazione attuale. Non sarebbe la stessa cosa. Carreras  lo ricorda per il grande amico che era, uomo carismatico, per l’artista eccezionale che per quanto sia stato sempre professionale in tutta la sua carriera, amava anche godersi la vita, e per quanto era divertente stare insieme a lui. Uno dei cantanti più grandi della storia dell’opera.
La tensione di un calciatore che di fronte al calcio di rigore che potrebbe decidere l’esito di un Mondiale è analoga a quella di un tenore alle prese con un Do di petto sul palco de La Scala di Milano, nonostante si tratti di due mondi completamente diversi. Ciò che per lui significa stare sul palco è ha a che fare principalmente con l’opportunità di esprimere emozioni e sentimenti che porta dentro, senz’altro un particolare che fa del cantante una professione meravigliosa.

Impossibile per chi ha avuto la fortuna di interpretare 60 ruoli diversi, eleggere uno come preferito, anche se sicuramente il Don José di Carmen è senz’altro tra i prediletti, per l’ampio ventaglio di emozioni che rappresenta nel corso dell’opera, dall’ingenuità del primo atto all’autodistruzione dell’ultimo. Un ruolo fantastico per tenore, sia dal punto di vista musicale, sia per quanto riguarda l’aspetto drammatico.
Sul palco, come nella vita, può succedere qualsiasi cosa, più o meno divertente, episodi di cui ci si dimentica a distanza di tempo, ma che possono capitare: all’Opera di Vienna, per esempio, Josep Carreras dovette cantare una premiere con una terribile influenza, in seguito , ma nonostante tutto è stata un successo.

L’attore, come il cantante deve esprimersi attraverso il linguaggio del corpo, azioni e reazioni il modo di essere del personaggio che interpreta, mettendosi nei suoi panni. Anche nell’opera, i direttori di scena ti suggeriscono come farlo, ma in primis bisogna rimanere fedele alla volontà del compositore.
Si sente eroe romantico sul palco, ma una volta tolto il costume si sente come un qualsiasi cittadino che si preoccupa di quanto succede nel mondo, una persona che fa parte di una società, con tutto quello che questa possa offrire di buono e meno buono. È molto importante avere un dialogo anche con sé stessi: spesso succede che dentro di noi ci siano opinioni contrastanti prima di prendere una decisione, e in questi casi il dialogo risulta fondamentale.

È un vero lusso quando si ama la professione e quando questa coincide con la propria vocazione: questo privilegio riguarda non solo l’artista, ma qualsiasi altra professione. Essere un cantante ha molti privilegi, nonostante richieda sacrifici: iniziando a cantare giovanissimo, Carreras ha perso un po’ di quelle cose che i ragazzi fanno con poco più di vent’anni, dovendo tenere una rigida disciplina, soprattutto nella cura della voce, e mantenendosi sempre in forma, ma questo è sempre stato ampiamente compensato.
Esprime immensa gratitudine anche per i fans, la parte migliore della sua professione, per il calore e l’affetto che in ogni occasione gli rivolgono: sono loro i veri giudici, quelli che decidono se hai una bella carriera, una fantastica o una eccellente, per questo non si può che essergli molto grati, mostrare loro rispetto e apprezzare tutto ciò che si può trarre da loro, sono fantastici e rendono la tua vita meravigliosa.

Qualsiasi persona, indipendentemente dal ramo della società di cui fa parte, non dovrebbe recitare un ruolo: gli attori, i cantanti sono tenuti a farlo sul palco, ma altrimenti si dovrebbe cercare di essere il più naturale possibile in pubblico. Ovviamente, la società impone alcune regole che vanno rispettate, per cui è necessario rispondere in modo politicamente corretto ad alcune domande, anche se dentro di sé si è tentati ad esprimersi in modo leggermente diverso. Carreras confessa di non amare chi posa davanti alle persone, chi dà l’impressione di non essere mai sé stesso, mai sincero: c’è chi crede che per essere una star bisogna fingere un ruolo 24 ore su 24, e certi individui non fanno proprio al caso suo.

La sua filosofia di vita è molto semplice e può riassumersi nella frase “Non fare agli altri ciò che non vuoi che sia fatto a te”.

Come vi ho già detto, mi è impossibile comprendere le domande, ma quest’ultima ha suscitato una magnifica risata in Carreras che l’ha subito definita “una bella domanda”, per poi rispondere quanto segue: come artista non è mai soddisfatto al 100%, perché reputa che un artista debba migliorarsi costantemente, mentre come uomo commette errori come qualsiasi altra persona; come gli piacerebbe essere un artista migliore, vorrebbe altrettanto essere una persona migliore, ma afferma di star lavorando molto su questo. L’intervista si chiude con la firma di del tenore sulla copia di “A viva voz” di Tian Ge.

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