22/10/2012

Josep Carreras en una entrevista feta per Eva Piquer "Políticament, l’artista té l’obligació de ser sincer i honest amb si mateix"

La scrittrice Eva Piquer ha pubblicato nel suo blog un'intervista interessantissima che ha rivolto a Josep Carreras nei giorni scorsi: si tratta di una conversazione piuttosto lunga e cha ha toccato una grande varietà di temi dalla politica alla musica o addirittura la religione. Disponiamo del testo originale in catalano e della versione in lingua inglese, pubblicata nel numero 13 della rivista Catalan International Views. Per questo motivo, per questa volta non fornirò i Key facts.

evapiquer.cat/ (català)
international-view.cat/ (english) (Because of this complete translation, no key facts in English available for this post)

Il tema di apertura è, appunto, quello della crisi, una crisi cui Josep Carreras non guarda con molto ottimismo a causa della imperfetta gestione dello stato spagnolo, come a livello internazionale si sta riscontrando; tuttavia non perde mai la speranza: a tal proposito, la sua ottica è identica a quella di qualsiasi altro comune cittadino. Ad ogni modo, la sua indole catalana gli permette di avere fiducia nell'uomo e nelle sue possibilità di raggiungere obiettivi: a livello nazionale, sarebbe bene che non si mettessero bastoni tra le ruote alla Catalogna, poiché questi ostacolano il suo naturale progresso. Josep Carreras non ha problemi a dichiararsi indipendentista o, per meglio dire, un indipendentista da sempre, in quanto questa è un'eredità trasmessagli dalla famiglia: se in passato l'idea di una "Catalunya lliure" era utopica, oggi giorno può considerarsi realizzabile forse non in un futuro immediato, ma probabilmente i suoi nipoti riusciranno a vederla.
Fuori dal paese, Carreras si è sempre presentato come catalano, come indica la senyera nel taschino della giacca del frac: ormai il mondo sa cos'è la Catalogna, e anche le persone più semplici, quelle con cui Josep Carreras preferisce avere dialogo per comprendere la mentalità del paese che visita, ne sono assai consapevoli.
La città di Barcellona, in particolare il ruolo assegnatole dal momento in cui questa grande metropoli mediterranea ha ospitato i Giochi Olimpici, contribuiscono ampiamente in questa diffusione: oggi la maggioranza della popolazione occidentale è a conoscenza del fatto che la Catalogna, all'interno dello stato spagnolo, nutre aspirazioni indipendentistiche dovute al possesso di lingua, cultura e tradizione proprie che ne costituiscono la spiccata identità. Quasi sicuramente Carreras non arriverà a vedere l'indipendenza, ma forse sì, in ambito sportivo, una squadra nazionale catalana, un desiderio che ha manifestato in più occasioni.


Dall'alto dei suoi 65 anni, Josep Carreras si ritiene soddisfatto del percorso compiuto, nonostante afferma di aver potuto fare diversamente certe cose, o meglio; lo sforzo e la disciplina, in cui crede molto, sono sempre stati una costante nella sua vita professionale, mentre si è sempre tenuto lontano dal credersi un dio, come capita spesso ai divi dell'opera: era l'eroe romantico per tutta la durata dell'opera, ma una volta uscito dal camerino tornava ad essere un cittadino normale. La concezione del successo è vincolata dalla famiglia che si ha avuto e dai valori che questa ha trasmesso: il successo di un cantante d'opera, inoltre, non è immediato né effimero, bensì in generale si mantiene una volta raggiunto, passo dopo passo. Per questo è più semplice da accettare.
Le umili origini della sua famiglia non l'hanno mai condizionato, in quanto ciò che conta di più è lo sforzo personale: Josep Carreras, figlio di una parrucchiera e di un insegnante, costretto poi da avverse circostanze a diventare Guardia Urbana, è nato nella prima fase della dittatura franchista, ed è molto orgoglioso della propria famiglia. 
Il successo dei suoi figli e dei suoi nipoti, a suo modo di vedere, dipenderà dal loro sforzo personale: il suo dovere di padre è stato offrire loro la possibilità di sviluppare le proprie capacità nell'ambito da loro scelto. Tuttavia, il credere nello sforzo personale in parte viene meno di fronte al modo discutibile in cui sono state fatte certe cose: anche i politici catalani non sono perfetti, ma la situazione in Spagna sta degenerando, nonostante i diretti responsabili neghino l'evidenza.

Successivamente, Josep Carreras ricorda le sue prime esperienze di canto nella sua infanzia, come quella per un programma benefico radiofonico, o quella come narratore per l'opera El Retablo de Maese Pedro di Manuel De Falla al Gran Teatre del Liceu, per cui si era preparato con molta cura. Svolgere una professione che rispecchia pienamente la propria vocazione al giorno d'oggi è un gran lusso. Ovviamente la voce rispecchia le persone che siamo, motivo per cui Josep Carreras a 65 anni sa perfettamente di non poter più cantare lo stesso repertorio che proponeva 25 anni fa: l'artista dev'essere abbastanza intelligente e sensibile da conoscere i propri limiti, in caso contrario diventerebbe il peggior nemico di sé stesso. Se all'interno di questi limiti un artista è ancora in grado di esprimere sé stesso ed i propri sentimenti, e viene comunque apprezzato, non potrebbe chiedere di meglio. Quella che Josep ha chiamato "Morte professionale", ma che io non vedo esattamente in questo modo, per lui non tarderà ad arrivare; tuttavia, più il momento è vicino, più si scopre egoista rendendosi conto di quanto sia importante per lui esprimersi su di un palcoscenico, motivo per cui gli costerà molto trovare il momento opportuno per ritirarsi.

Con riferimento alla leucemia, Josep Carreras sostiene che la malattia contro cui ha lottato l'ha fatto maturare, rendendolo più riflessivo, aperto al dialogo, e gli ha consentito di dare ad ogni cosa il giusto valore. Senza contare che gli ha inoltre consentito di appurare di avere una famiglia meravigliosa, amici straordinari, ed il supporto incondizionato di persone anonime che hanno voluto stargli vicino in un momento tanto difficile: le migliaia di lettere ed i messaggi ricevuti sono state per lui un regalo straordinario, che davvero l'hanno spronato nella lotta. In merito a quest'appoggio ricevuto, Eva Piquer rievoca l'evento straordinario del suo ritorno con il recital all'Arc del Triomf, marcando il fatto che la gente sentiva di dover essere presente. Un'altra cosa per la quale deve ringraziare la leucemia è quella di avergli dato la possibilità, attraverso la Fondazione che ha creato nel 1988, di dare un piccolo aiuto a chi ne ha bisogno, un regalo straordinario per un essere umano: la Fondazione è motivo di preoccupazioni quotidiane e comporta una dedizione giornaliera, ma la ricompensa straordinaria è data dagli obiettivi raggiunti in tutti questi anni. Per esempio, contribuire a salvare la vita ad un bambino e vederlo ritornare a scuola è qualcosa di assolutamente incomparabile.
Di certo, la crisi ostacola il supporto alla ricerca, ma nonostante non siano i momenti migliori, la Fondazione insieme alla Generalitat de Catalunya hanno creato nel 2010 un Centro di Ricerca, l'Institut de Recerca Josep Carreras contra la leucèmia, che si propone di diventare un riferimento mondiale in questo campo. Affinché un paese esca dalla crisi, è necessario che dopo aver privilegiato sanità ed educazione, sostenga la ricerca.

Certamente, Josep Carreras è grato alla musica, ben consapevole del privilegio che questa le ha donato, ovvero la possibilità di esprimere la propria vocazione e di trasmettere i propri sentimenti ad un pubblico su di un palcoscenico. Tale privilegio ti permette di assumere un ruolo, per il quale l'artista ha la possibilità di compromettersi socialmente: non si tratta di un obbligo, ma spesso esperienze personali o a noi molto vicine, ti portano ad essere particolarmente sensibili a problematiche sociali. Anche politicamente l'artista deve essere sincero senza mascherare nulla, nonostante a volte sia difficile: invece di esprimere ciò che è politicamente corretto, bisogna essere sinceri ed onesti con sé stessi, esprimendo ciò che realmente si sente. Se la si esprime in modo corretto, ogni idea e ogni punto di vista sono degni di essere rispettati.

Tra i sogni che vorrebbe realizzare, ne menziona uno molto comune ma genuino, e ciò quello di vedere i propri figli e nipoti i più felici possibile. Trascorre molto tempo con i suoi nipotini, adora fare il nonno, forse anche perché serba un ricordo molto caro di suo nonno materno, dal quale ha imparato moltissimo. A livello professionale ci sono sempre nuove sfide: questi giorni hanno portato Carreras a Vienna per ascoltare il primo atto di un'opera che si sta componendo e che ha come sfondo storico la Guerra Civile Spagnola, per la quale nutre un interesse sia musicale sia drammaturgico.
Tuttavia, il suo sogno per eccellenza è che la leucemia possa diventare un giorno una malattia curabile per tutti ed in ogni caso: se questo dovesse accadere domani, sicuramente troverebbe un altro obiettivo cui aggrapparsi per gli anni che gli restano. Ovviamente questo non potrà accadere domani, ma c'è speranza per un futuro molto vicino: quando lui stesso ha ricevuto la dura diagnosi nel 1987, gli era stato comunicato un 30% di possibilità di sopravvivenza, che poi ha scoperto trattarsi in realtà di un 10%. Attualmente si salva il 50% degli adulti e il 75% dei bambini, ed è possibile sottoporsi alle cure in loco, senza andare negli Stati Uniti. All'epoca, scegliere di curarsi a Seattle aveva duplice valenza: un modo per sfuggire alla tremenda pressione mediatica, e avere la possibilità di usufruire di un centro specializzato dove si praticavano 50 trapianti a settimana, in contrasto con i 15 o 20 l'anno all'Hospital Clinic di Barcellona. Il tenore era stato sottoposto ad un autotrapianto, per il quale il midollo osseo era stato estratto, curato e re-iniettato, ed era stato probabilmente il secondo paziente ad essere curato con una molecola che poteva essere determinante per la sua guarigione, ma che ad eccezione dell'America non era consentito amministrare. Oggi la situazione è ben diversa: all'interno dei paesi più sviluppati è possibile sottoporsi alle terapie con le medesime garanzie ed efficacia.

La Catalogna, secondo Josep Carreras gode di buona salute a livello musicale: a Barcellona l'opera è sempre stata vissuta con particolare entusiasmo, avendo un teatro del calibro del Liceu, ma anche la musica sinfonica riscuote un grande successo, come testimoniano le affluenze al Palau de la Música Catalana e all'Auditori. Nel mondo della musica il suo paese ha fatto un passo avanti negli ultimi anni, anche se, come sostiene Carreras, all'educazione musicale non viene mai attribuita abbastanza importanza se si pensa, per esempio al livello di educazione e di preparazione musicale in Austria. Fortunatamente ora non è più come ai tempi in cui andava lui a scuola, quando il nome di Mozart non appariva nei testi scolastici.

La difficoltà nel trovare buoni tenori è dovuta al fatto che non basta avere una bella voce: occorre talento, musicalità, presenza scenica, carisma, tutte caratteristiche che vanno ben oltre la voce e che chi le possiede tutte probabilmente porta il nome di Plácido Domingo. Josep Carreras ricorda con affetto l'esperienza dei Tre Tenori che definisce fantastica, un altra conseguenza della sua vittoriosa battaglia contro la leucemia: il primo dei loro concerti, in totale 32 dal 1990 al 2004 più 4 dischi, nasce dal desiderio di celebrare il ritorno di Josep Carreras sul palcoscenico.

Senz'altro l'esperienza personale della leucemia Carreras si è riscoperto credente: ad eccezione delle persone che realmente sono molto religiose, quando si passa per certi momenti disperati la gente normale si avvicina alla fede e a Dio, perché fa parte della natura umana. Il tenore assicura di credere in una forza superiore, ma non è ancora convinto che si tratti di un Dio giusto, non sa fino a che punto si tratti di una potenza totalmente positiva. Se così fosse, se esistesse un Dio giusto, non succederebbe tutto questo, per esempio un neonato di 4 mesi non avrebbe la leucemia. Si dice che siano prove per renderci più forte, ma Carreras non sembra esserne molto convinto. Ad ogni modo, la musica porta alla trascendenza, e se questo succede semplicemente ascoltandola, figuriamoci quando ci si ritrova su un palco a cantare Verdi. Per questo motivo, Josep Carreras si considera un uomo fortunato e privilegiato per aver vissuto tutto questo in primissima persona.

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