03/02/2013

"Il Video della Settimana": Josep Carreras sings "Salut, tombeau sombre et silencieux!" from Roméo et Juliette by Charles Gounod

Benvenuti per un nuovo Video della Settimana.

Sono davvero spiacente per pubblicare il post solo oggi, ma purtroppo non mi è davvero stato possibile farlo prima.
Questa settimana, o meglio... in quella trascorsa, si sono accumulati moltissimi anniversari di debutti, di cui molti in ruoli estremamente rappresentativi all'interno dei suo repertorio, talvolta più per eccelsa qualità che per frequenza di interpretazione. Il caso di oggi rientrerà proprio in questa categoria. Forse non tutti sanno, io per esempio fino a qualche anno fa non lo sapevo, che il Gran Teatre del Liceu nella stagione 1982/83 ha avuto il gran privilegio di proporre giusto un assaggio di qualcuno che avrebbe potuto diventare uno degli interpreti di eccellenza di Roméo dell'opera Roméo et Juliette di Charles Gounod

Josep Carreras as Roméo (Liceu, 1983)
Credo non sia opportuno soffermarsi eccessivamente sull'evoluzione della vicenda: essendo quest'opera ispirata al grande titolo Shakespeariano: deduco quindi che tutti abbiamo ben presente la storia di un'amore contrastato dall'antagonismo tra le due famiglie veronesi, Capuleti e Montecchi.
Josep Carreras ha debuttato in questo ruolo il 23 gennaio del 1983, ormai trent'anni fa. È stato Joaquim, amico e autore dello splendido blog In Fernem Land che ho più volte citato, a segnalarmi questa performance ormai qualche anno fa. Di recente ho avuto modo di affrontare l'argomento con il mio amico Miquel, e dalla nostra conversazione sono nati spunti davvero interessanti.
Romantico per eccellenza, Roméo è un ruolo costruito su misura sul prototipo del tenore francese, dal timbro leggero e manierato, dall'espressione stilisticamente elegante e delicata. Si riteneva fossero queste le caratteristiche ideali per inscenare il personaggio in maniera efficace, ma forse questo vale per lo più nell'apertura dell'opera. A partire da un certo momento, però, il dramma si impossessa progressivamente della vicenda dei due innamorati, e questo si riflette inevitabilmente nella vocalità del tenore che evolve verso sfumature più drammatiche per dare credibilità alla sua interpretazione. In questo modo, le caratteristiche che identificano il tenore leggero lasciano spazio a quelle di un tenore lirico, talvolta più incline a lirico spinto che non ad altro. Diverse tipologie di tenori si sono cimentati in questo ruolo portando a risultati molto diversi: a seconda della vocalità di ognuno, veniva privilegiata più la parte romantica a discapito di quella drammatica o viceversa.
Ma veniamo a Josep Carreras. Trovo molto curioso ed interessante il fatto che molte persone che io considero veri esperti in questo campo, al di là del gusto personale di ognuno, al menzionare quest'opera ricordino ancora nitidamente e citino il contributo di Carreras, un contributo di sole tre performance in tutta una carriera. Com'è possibile che tre recite ravvicinate che hanno avuto luogo in un unico teatro si siano insinuate così prepotentemente nei ricordi di chi l'opera l'ha vissuta ed amata per tutta la vita?
Contestualizzare potrebbe aiutarci a comprendere più a fondo. Siamo all'inizio del 1983, e Josep all'epoca aveva 36 anni: era giovane e soprattutto giovanile d'aspetto, disponeva di tutte le caratteristiche fisiche per dare vita a Roméo in modo molto verosimile. La sua immagine, estremamente gradevole alla vista, si sposava divinamente con una vocalità molto indicata per dare credibilità ancora maggiore al personaggio:  lo splendore del timbro e l'unicità del suo fraseggio lo portavano ad essere squisitamente delicato e romantico qualora fosse necessario, senza precludergli di dare vita al dramma e alla disperazione più marcati con altrettanta sincerità, avendo perfezionato tale abilità con un'inclusione sempre più fitta di ruoli più drammatici nel suo repertorio in quegli ultimi anni.
A questo punto resta solo da capire perché, con tali prerequisiti, il suo Roméo abbia avuto vita solo per tre serate. Chissà che, se l'avesse aggiunto in repertorio solo qualche anno prima, le cose sarebbero andate diversamente e avrebbe trionfato, come con tantissimi altri ruoli caratterizzanti, nei più grandi teatri del mondo. Potremmo formulare varie ipotesi, attribuire la rinuncia a qualche comprensibile difficoltà nella presentazione cucita su misura sul modello francese cui accennavo prima, che probabilmente avrebbe risolto con maggiore disinvoltura negli ultimi anni 70, o magari è solo un fattore di identificazione che lo portava a trovarsi più a suo agio nel Roméo che più si distacca dalla presentazione iniziale. Potremmo andare avanti, ma la verità la conosce soltanto lui.
È un peccato, perché da quello che mi è stato anticipatamente raccontato, e che ho successivamente appurato, se avesse insistito su questo personaggio, la sua interpretazione avrebbe raggiunto livelli ideali e avrebbe fatto scuola. Ad ogni modo, per qualcuno ci è riuscito comunque.

Josep as Roméo

Questo sogno ha avuto una realtà breve, ma sicuramente in questo ridotto lasso di tempo, l'immagine del suo Roméo sotto al balcone di Juliette, culminato con quella frase "Va, repose en paix... sommeille", pronunciata con quella dolcezza sconfinata tipica di un innamorato, poggiandosi su un dominio ineguagliabile della mezzavoce, avrà radunato una lunga fila di Juliette perdutamente innamorate all'uscita artisti, fuori dal Liceu al Carrer de Sant Pau.

Per celebrare il suo Roméo ho cercato a lungo un frammento in cui l'identificazione tra artista e personaggio fosse davvero insuperabile. Ero e rimango indecisa, ma opterò per il dramma finale. Non vorrei che vi convinceste che sono ossessionata con i drammi finali, dopo la recente proposta de La Bohème, perché non è così.
"Salut, tombeau sombre et silencieux" è il verso d'avvio del duetto che conclude la vicenda. Ad interpretare il ruolo di Juliette era il soprano Patricia Wise e Jacques Delacôte dirigeva Coro e Orchestra del Gran Teatre del Liceu. Si tratta di una retrasmissione di Radio Nacional della funzione del 26 gennaio, la seconda delle tre.

Per sfuggire ad un matrimonio indesiderato, e per amore di Roméo, su consiglio di Frate Lorenzo, Juliette beve un filtro che ne simula la morte. Il giovane Montecchi la ritrova presso la tomba di famiglia e anche questi crede morta l'amata. È in questo punto in cui la tragedia si impossessa del cuore del povero Roméo che rimira la bellezza nel volto di Juliette, una bellezza che appare ancora viva, come a sorridere all'eternità. In questi istanti la voce di Josep trasuda un acutissimo dolore del quale il pubblico si fa inevitabilmente partecipe: chi lo ascolta contemplare l'immagine dell'amata non può rimanere insensibile al modo in cui pronuncia i versi "Ah! je ne contemple sans crainte, Tombe où je vais enfin près d'elle reposer!", ma soprattutto è nel vederlo donare l'ultimo abbraccio e l'ultimo bacio d'amore, annunciati in "O mes bras, donnez-lui votre dernière étreinte! Mes lèvres, donnez-lui votre dernier baiser!", intrisi di una disperazione tale da renderci irrimediabilmente empatici, condividendo la sua tragedia. È proprio in questi versi che si sprigiona tutta l'anima artistica di Josep Carreras, quella che è ben nota a tutti, di cui la musica di Gounod si fa perfetta complice. Qui si insinua il colpo di scena, il risveglio di Juliette che lascia il giovane a dir poco attonito, anzi direi sconvolto se ci basiamo sull'interpretazione del nostro tenore.
Le voci di Carreras e di Patricia Wise, la sua Juliette, si intrecciano per un sogno di breve durata in cui meditano la fuga insieme, commuovendoci come se anche noi volessimo sognare a tutti i costi insieme a loro, ma immediatamente Roméo torna in sé, Juliette, à la porte des cieux! et mourir!, e riporta in scena la tragedia, rivelando di aver assunto un veleno per averla creduta morta. Invano, cerca di consolarla, Console-toi, pauvre âme, Le rêve était trop beau! L'amour, céleste flamme, survit même au tombeau! Il soulève la pierre et, des anges béni, comme un flot de lumière, se perd dans l'infini. È con tenerezza sofferta che Josep Carreras illustra la vera essenza di questa vicenda dal tragico epilogo: definisce un sentimento, il loro amore, in grado di sopravvivere alla tomba e di perdersi nell'infinito. È un un'unione che sopravviverà sempre, un'unione che nemmeno gli ostacoli posti dalle rispettive famiglie hanno potuto evitare. Sarà per morire insieme all'uomo che ama che Juliette si ferirà con un pugnale che portava appresso, e sarà nella gioia di morire insieme, serenamente, che imploreranno il perdono di Dio. A rendere il tutto ancora più toccante, la chiusura musicale in crescendo di Gounod. Sublime!! Ringrazio di tutto cuore due amici: chi mi ha fatto scoprire questa meraviglia e chi mi ha fornita di tutti gli strumenti per amarla. Godetevelo!!

Spero abbiate gradito la mia scelta di oggi, seppur giunta con ritardo. L'appuntamento è per domenica con un nuovo video. Buona settimana a tutti!!

Key facts:

Welcome to a new Video of the Week.
I'm really sorry for publishing the post so late, but unfortunately I had no possibility at all to do it before.
◦ This week, or better last week, was full of debut anniversaries, many of which are related to many representative roles , in some case more for excellent quality than for frequency of interpretation. The case of today belongs to this latter category. For example, until a few years ago I did not know that the Gran Teatre del Liceu in the 1982/83 season had the great privilege to offer just a glimpse of someone who could have been one of the performers per excellence of  Roméo, from Charles Gounod's opera Roméo et Juliette.
I think we don't need to dedicate too much time to review the story, as it is inspired to the play of the same title by William Shakespeare: I assume then that we all have in mind the story of a love thwarted by the antagonism between the two families from Verona, Montagues and Capulets.
Josep Carreras made his debut in this role on 23 January 1983, almost thirty years ago. It was Joaquim, friend and author of the wonderful blog In Fernem Land I often mention, who first informed me about this performance. I recently had the opportunity to discuss the subject with my friend Miquel, and really interesting ideas are born from our conversation.
◦ Top romantic Roméo is a tailor-made role on the prototype of the French tenor, featuring a light and mannered timbre together with a stylistically elegant and delicate kind of expression. These were thought to be the ideal characteristics to effectively embody this character, but perhaps this is true mostly in the opening of the opera. From a certain moment, however, the drama gradually takes hold of the story of the two lovers, and this is inevitably reflected in the tenor voice that evolves towards more dramatic shades to give credibility to his interpretation. In this way, features typical of a leggero leave space to those of a purely lyric tenor, sometimes even closer to spinto. Different types of tenors have experienced this role, leading to very different results: depending on the nature of their voice, they tend to privilege more the romantic side taking from the dramatic, or vice versa.
◦ But let's focus on Josep Carreras. I find it very curious and interesting that many people who I consider to be real experts, besides the personal taste of each, clearly remember and always mention  Carreras as Roméo, a contribution of only three performances in a whole career. How could just three performances that took place in only one theater, be so powerfully clear and dear in the memories of someone who have always loved and lived opera?
Context may help us to understand more deeply. We are at the beginning of 1983, and at that time Josep was 36: he was young, and especially young looking. He was physically perfect to give life to Roméo. Good looking, with a divine voice to give even greater credibility to the character: the splendor of his timbre and his charming phrasing led him to be exquisitely delicate and romantic when it was necessary, without preventing him to give life to the drama and despair with equal sincerity, as he had trained a lot on that, because of the inclusion of more dramatic roles in his repertoire in those last few years.
◦ At this point, we just have to understand why, with such prerequisites, his Roméo has lived only for three nights. Who knows, if he had included it in his repertoire a few years before, things would have been different, and he would have triumphed as Roméo, as it happened with many other roles, in the greatest opera houses in the world. We could try to suppose a certain difficulty related with French tenor model earlier mentioned, that probably he could have solved with greater ease in the late 70's, or maybe it's just a matter of identification which made him feel more confident with the Roméo of the second part. We could go on, but only he knows the truth.
It's a real pity, as according to what I was told before, and I later realised, if he had insisted more on this character, his performance would have achieved ideal levels and would have set the standard. However, as far from someone's point of view, he hassucceded in it it anyway.
This dream was a brief reality in which the image of his Roméo under Juliette's balcony, culminating with the phrase "Va, repose en paix! sommeille" pronounced with the typical sweetness of a lover, leaning on a unique domain of mezzavoce, must have gathered a long queue of Juliettes madly in love, waiting for him out of the door of the Liceu at the Sant Pau Road.
◦ To celebrate its Roméo have long looked fot a fragment in which the identification between artist and character was hardly equable. I'm not completely sure of my choice, but I propose the final drama. I do not want you to think I'm obsessed with the final dramas, mostly after my recent proposal of La Bohème, because it is not true.
"Salut, tombeau sombre et silencieux" is the first verse of the duet concluding the story. The soprano, Patricia Wise, was Juliette and Jacques Delacote conducted Choir and Orchestra of the Gran Teatre del Liceu. The second one of the three performances, dating back to 26 January 1983, was broadcast by Nacional Radio.
◦ To run away from an unwanted marriage, as she actually is in love with Romeo, on Friar Lawrence's advice, Juliette takes a filter that simulates death. The young Montague girl is lying at the family tomb, and everyone thinks she is dead. At this point, the tragedy takes possession of the heart of the poor Roméo who stares at the beauty on Juliette's face, a beauty that seems still alive, as if it smiles to eternity. In these moments, Josep's voice exudes a sharp pain which the audience will inevitably share: one can not remain insensitive to the way he pronounces the verses "Ah, je ne contemple sans crainte, Tombs où je vais enfin reposer près d'elle", but the most touching is to see him giving a final hug and the last kiss of love, announced in "O mes bras, Donnez-he votre dernière étreinte! Mes lèvres, Donnez -he votre dernier baiser", imbued with such a desperation that makes us hopelessly empathic, almost sharing his tragedy. It is in these verses where Josep Carreras's artistic soul, that soul we all know, is set free, and the Gounod's music turns out to be a perfect accomplice. Here we have an unexpected turn of event: Juliette suddenly wakes up leaving the young man simply astonished, or I would say shocked if we rely on our tenor's interpretation.
◦ The voices of Carreras and Patricia Wise, his Juliette, combine to for a short-lasting dream in which they meditate to escape together, depply moving us as if we were to dream at all costs with them, but immediately Roméo comes around, "Juliette, à la porte des cieux! et mourir!", and  brings tragedy  back, revealing that he had taken a poison as he believed she was dead. In vain, he tries to console her "console-toi, pauvre âme, Le Rêve était trop beau! L'amour, céleste flamme, survit même au tombeau! The soulève et la pierre, des anges immovable, comme un flot de lumière, if perd dans l'infini". It is with painful tenderness that Josep Carreras shows the true essence of this story: he defines a feeling, their love , that can go beyond the grave and get lost in the infinite. It is a union that will survive forever, a union that nor the obstacles placed by their families could avoid. Juliette  hurts hersalf with a dagger he wore under her dress to die with the man she loves. In their joy for dying together, so peacefully, that beg the forgiveness of God, and Gounod's final music in crescendo makes it all even more sublime! Enjoy it!
Hope you have enjoy my late proposal, let me apologise for that. See you next Sunday with a new Video. Wish you all a nice week!!

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