"Il Video della Settimana": Josep Carreras sings "Che gelida manina" from La Bohème (Liceu, 1980)

Benvenuti a un nuovo Video della Settimana.

Esattamente quarantadue anni fa, Josep Carreras debuttava in uno dei ruoli in cui maggiormente è stato identificato e si è identificato egli stesso, in una delle opere più celebri e amate del repertorio italiano e non solo. Dopo la meritatissima vittoria del Concorso di Voci Verdiane del 1971, come riportavano i titoli della stampa locale, il pubblico di Parma aveva trovato un tenore, premiato all'unanimità, e lo aveva consacrato con il debutto italiano con La Bohème al Teatro Regio di Parma, il 12 gennaio del 1972. Credo che pochi possano vantare il privilegio di debuttare in Italia, in un palco di gran prestigio come quello di Parma, in una parte che è cara a tutti gli estimatori del genere, un ruolo di cui avrebbe segnato lo standard per i decenni successivi fino ad entrare nella storia come una delle massime interpretazioni di riferimento.

Josep Carreras in his first Rodolfo of La Bohème. Teatro Regio di Parma, 1972.

Non vi racconterò la trama dell'opera, con la certezza che tutti voi sapete perfettamente di cosa stiamo parlando, e come se non bastasse non è affatto la prima volta che mi metto a scrivere su questo capolavoro a me così caro, quindi il rischio in cui non vorrei incorrere sarebbe quello di ripetermi.
Nel caso remoto in cui chi sta leggendo non conosce la storia né la musica... cosa sta aspettando? Non occorrono presentazioni, guide, illustrazioni previe: è un'opera immediata che nell'arco di due ore si racconta e si trasmette senza che tu te ne accorga. È un'opera che non richiede scenografie spettacolari, grandi artifici di chissà quale natura, è un'opera che non è fatta di ruoli e personaggi ma di persone, di sentimenti umani. È un'opera fatta di melodie straordinarie, ispirate e di grande effetto che ti trascinano in un turbine di emotività che non lascerebbe scampo al più arido degli individui. È un'opera che nella sua semplicità è difficilissima, perché non ha bisogno solo di grandi voci, ma soprattutto di grandi interpreti, di artisti che non si fanno personaggi ma esseri umani, che parlano di sentimenti umani, di quelli più semplici e autentici. Servono interpreti che vivono la vicenda senza bisogno di fare teatro, che parlano al cuore e che impregnano di verità e vita ogni singola parola musicata da quell'assoluto genio della psicologia e delle emozioni umane che era Giacomo Puccini
Sta tutto nella partitura, ogni sfumatura, ogni minimo dettaglio non viene trascurato da Puccini, ma assicuratevi di scegliere una versione adeguata a livello di interpreti: anni fa a me successe di iniziare con una Bohème probabilmente non ben allineata alla mia sensibilità e quasi non mi ero accorta che l'opera era terminata; è bastato trovare gli interpreti giusti, quelli che ti trascinano in questa umile vicenda romantica solcata dal dramma fino alle lacrime, a quel nodo alla gola che è conseguenza diretta ed inevitabile di una Bohème che sia tale, un simbolo per eccellenza dei sentimenti in musica.

Inutile dire che con Josep Carreras, il successo è sempre stato garantito, dal primo al quarto atto. Non solo aveva la voce giusta, di una bellezza disarmante, ma la giusta sensibilità per dare vita a un Rodolfo straordinario: lo ricordano come tale, giovanissimo, a Parma, in America a San Francisco e in tutte le apparizioni al Metropolitan, al Gran Teatre del Liceu, al Teatro Alla Scala, alla Staatsoper di Vienna e sarebbe stato meraviglioso anche nel film di Luigi Comencini del 1987, se solo il destino non avesse voluto diversamente.

Josep Carreras as Rodolfo at the Vienna State Opera, 1977.
La Bohème sicuramente una delle opere cui mi sento maggiormente legata, anche perché è stata tra le prime che ho avuto occasione di conoscere e amare dalla prima nota all'ultima. Sul blog ho proposto più volte qualche frammento sempre dal punto di vista del tenore, tralasciando volontariamente quelli più celebri e che reputavo meno originali come scelte. Ho voluto dare risalto, anche se non quanto mi piacerebbe fare ora, a momenti che a mio modo di sentire raggiungono l'eccellenza sotto ogni punto di vista, come il colloquio tra Rodolfo e Mimì nel terzo atto, in parallelo a quello esilarante tra Marcello e Musetta, un quartetto che difficilmente possiamo isolare da un terzo atto che è di per sé un autentico capolavoro.
L'anno scorso ho approfondito invece il finale drammatico e struggente, mettendo in luce le abilità interpretative ma anche le insidie di quei "Mimì!" conclusivi, e la frase immigliorabile "Che vuol dire... quell'andare e venire, quel guardarmi così?", perché nessuno, ripeto, nessuno potrebbe dirlo meglio di lui.

A questo punto le scelte si riducono, tanto che potrei considerare i momenti finali di quel primo atto tanto famoso e che fino ad ora ho tralasciato. Forse ho sbagliato o forse no... perché per quanto sia meraviglioso scoprire La Bohème, lo è altrettanto riscoprirla, e devo ammettere che riascoltando quelle arie, anzi un'aria e un duetto, che trovi in tutte le raccolte delle più celebri arie per tenore, ho riassaporato appieno tutto il loro splendore: probabilmente ho sempre rimandato perché inconsciamente sapevo che sceglierne una sarebbe stato per me un sacrificio.
È inutile far finta che non sia vero, è impossibile pensare a La Bohème a presscindere da quella gelida manina che ne è simbolo.
Avendo già proposto spezzoni della famosissima versione del Metropolitan di New York, la straordinaria versione di Zeffirelli che affiancava a Carreras Teresa Stratas, sceglierei oggi una versione precedente tutta barcellonese insieme a Montserrat Caballé tenutasi al Gran Teatre del Liceu in data 30 dicembre 1980.

Josep Carreras and Montserrat Caballé in La Bohème. Gran Teatre del Liceu, 1980
Questo non è altro che l'atto di presentazione di Rodolfo, quello che inevitabilmente ci fa innamorare di lui, della sua tenerezza da poeta romantico e di giovane bohemien povero nelle tasche ma ricco nello spirito. Ha cercato l'approccio con Mimì, aiutando il destino, come dirà poi nel quarto atto quando questo momento verrà ricordato.
Qui Carreras raggiunge le vette più alte della bellezza, con il suo fraseggio esemplare e quella dizione soggiogante, seducente come quando trascina le consonanti sonore, con quell'abbandonarsi totale ma sempre sotto controllo. Notate come esalta e dà il giusto senso ad ogni sillaba, in un susseguirsi di frasi dette da antologia.
Che dire di più, è semplicemente sensazionale, infiamma ogni fibra ed è uno spunto straordinario per amare quest'arte meravigliosa che è l'opera lirica. A coronare il momento l'ovazione irrefrenabile ed entusiasta del pubblico del Liceu, e lo sguardo perdutamente innamorato di Montserrat Caballé che, per sua stessa ammissione, si innamorava di lui in scenaogni volta che condividevano il palco. Effettivamente quello sguardo è un po' anche il nostro, quello di chi ogni volta si scopre molto sensibile al modo di cantare unico di Josep Carreras. Godetevelo!!

Spero abbiate apprezzato la mia proposta di oggi: l'appuntamento è per domenica prossima per un nuovo video. Buona settimana a tutti!!

Key facts:

Welcome to a new Video of the Week .

Exactly forty-two years ago, Josep Carreras made ​​his debut in one of the roles in which most was identified  and he identified himself as well, in one of the most famous and popular opera of the Italian repertoire and not only. After his well-deserved victory in the Verdi Contest of 1971, as reported in the titles of the local press, the public of Parma had found a tenor, unanimously awarded, and consecrated him by giving him the opportunity to make his Italian debut with La Bohème at the Teatro Regio in Parma, on 12 January, 1972. I think few can boast the privilege to debut in Italy, iin such prestgious stage as Parma, in a part that is particularly dear to all opera lovers, a role which he would set the standard for decades as one of the greatest interpretations of the history of opera.
I am not going to write the plot of the opera, with the certainty that all of you must know perfectly well what we're talking about, and what make matters worse is that it is not the first time I write about this masterpiece so dear to me, so the risk could be to repeat myself.
Should anyone not know the story or the music, I wonder... what are you waiting for? It does not need for presentations, guides, prior introduction: it is an immediate opera that in two hours tells you and transmitted you everything without you being aware of it . It is an opera that does not require spectacular scenery, great theatrical artifice, it is an opera that is not made of roles and characters, but of people, of human feelings. It is an opera made ​​of extraordinary, inspired and impressive melodies that draw you into a rush of emotions that would not let escape the most insensitive of people. It is an opera that in its simplicity it is extremely difficult, because not only it needs great voices , but most of all great performers, artists who do not portray characters but human beings, who speak of human feelings, from the most simple and authentic. We need interpreters living the story without making theater, interpreters who speak to the heart, giving truth and life every word translated into music by an absolute genius of psychology and human emotions such Giacomo Puccini.
It's all in the score, every nuance, every detail is not overlooked by Puccini, but be sure to choose a version starring the right performers: I happened to start with a Bohème probably not well aligned with my sensitivity, so that I hardly realized when the opera was finished; I only had to find the right performers, the ones who drag you into this romantic, humble affair crossed by drama moving you to tears, bringing a lump in your throat, that is direct and inevitable consequence of  such a Bohème  a symbol par excellence of emotions and feelings in music.
Needless to say that, with Josep Carreras, success has always been guaranteed, from the first to the fourth act. Not only he had the right voice, of a disarming beauty, but the right sensibility to create an extraordinary Rodolfo: opera lovers remember him, very young, in Parma, in America in San Francisco and at the Metropolitan Opera, at the Gran Teatre del Liceu, at Teatro Alla Scala, at the Vienna State Opera, and he would have been outstanding in the film by Luigi Comencini of 1987 as well, if only fate had not decided something else.
La Bohème is definitely one of the operas I love most, also because it was one of the first that I had the opportunity to know and appreciate from the first to the last note. On the blog I have frequently proposed some fragments, always from the tenor's point of view, leaving out those that I considered the most famous and so less original choices. I wanted to emphasize, though not as much as I'd like to do now, moments that according to my feelings  achieve excellence under every point of view, such as the dialogue between Rodolfo and Mimi in the third act, in parallel with the hilarious speech between Marcello and Musetta, a quartet that we can hardly isolate from a third act which is a masterpiece itself. Last year I studied thedramatic and poignant finale instead, highlighting the interpretative skills, but also those insiduous "Mimi!" at the end, and the phrase "Che vuol dire quell'andare e venire, quel guardarmi così?" that no one , I repeat , no one could say it any better. At this point, possible choices are reduced so that I would consider what I had left out before. Maybe I was wrong or maybe not... because no matter how wonderful it is to discover La Bohème, it is equally important to discover it again, and I must admit that listening them once again , an aria and a duet of the first act which are part of every collections of the most famous tenor arias, I fully experienced again all their glory: I had probably left them out because I subconsciously knew that picking one would have been a sacrifice for me .
It is useless to pretend that is not true, but it is impossible to think of La Bohème regardless the gelida manina (the cold little hand) which is a real symbol of it .
Since last time I chose something fro the famous version of the Metropolitan Opera in New York, Zeffirelli's extraordinary production starring Josep Carreras and Teresa Stratas, I would choose today a previous version from Barcelona with Montserrat Caballé, held at the Gran Teatre del Liceu on 30 December 1980.
This is nothing but Rodolfo's act of presentation, that inevitably makes us fall in love with him, with the romantic and tender poet, a young bohemian man poor in his pockets but rich in spirit. He was looking for an approach with Mimi, helping fate, as he said later in the fourth act when they recall this moment.
Here Carreras reach the highest peaks of beauty, with its exemplary phrasing and enthralling diction, so seductive when he drags voiced consonants, with his total dedication but always controlled.
Note how he amazingly mean every syllable he utters, a succession of phrases to your fingertips, just examplar. What could I say more? It is simply sensational, inflames all your fibers and could be easily regarded as a perfect starting point to love this wonderful art that is opera.
What crown the moment even more, the huge enthusiastic ovation of the public of the Liceu, and Montserrat Caballé's look who, by her own admission, actually fell in love with him on the stage in every performance they shared. That kind of look is a bit ours as well, of us who turn out to be is verye motional to Josep Carreras' singing. Enjoy it!!

I hope you have appreciated my proposal of today. See you next Sunday with a new video. Wish you all a nice week!!

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