23/10/2012

Josep Carreras a "El Convidat" (primera part): "com és Josep Carreras quan s’apaguen les llums dels escenaris i s’acaben els aplaudiments"

Il capitolo de "El Convidat" con Josep Carreras è stato trasmesso, come annunciato, ieri sera su TV3 (Televisió de Catalunya), riscuotendo un grandissimo successo, come si è potuto leggere sia su facebook, sia su twitter nel quale il nome di Josep Carreras era diventato addirittura trending topic. Commenti entusiastici e intrisi di stima e ammirazione si sono moltiplicati a livello esponenziale, ma l'aspetto più interessante è che non riguardavano tanto Carreras come artista ma soprattutto Carreras come essere umano: un uomo molto affabile, cordiale e riservato, che senza rinunciare all'educazione e all'eleganza nei modi non può fare a meno di essere sincero e onesto. 



A differenza di altri personaggi cui è stato dedicato un capitolo del programma, Josep Carreras non ha invitato Albert Om a casa sua, bensì in un hotel di Zurigo dove si trovava ai primi di luglio per poter offrire un recital benefico per la lotta contro la leucemia presso l'Opernhaus Zürich.
Citando le parole di presentazione di Albert Om, "Josep Carreras mi ha invitato lontano per poterlo conoscere da più vicino", perché è proprio quello il suo stile di vita almeno 250 giorni l'anno: lontano da casa, in un salotto con camera di un hotel, circondato da qualche oggetto personale come dischi o libri, con i ritmi di vita tipici dell'artista, che prevedono  l'addormentarsi tardi e svegliarsi altrettanto tardi. Carreras non è certo tra quei catalani che "es lleven ben d'hora ben d'hora ben d'hora": per sua stessa ammissione, velata di un'elegante ironia, "no ha fet cas a la Moreneta". (La Moreneta è in realtà la Virgen de Montserrat, uno dei più grandi simboli di Barcellona, ma qui il riferimento è ben altro, elemento chiave del suo intento ironico).
"Un solitario che non sa stare da solo", Josep Carreras si riconosce abbastanza in questa definizione: ama stare con persone che gli piacciono e di cui gli importa, in caso contrario preferisce stare da solo, essendosi ormai abituato da più di 40 anni a condurre una vita di cui questo è un'inevitabile conseguenza. A volte può essere doloroso, ma tutto dipende dalla ricompensa  che uno ne trae: nel suo caso ne è valsa e continua a valerne la pena.
A 25 anni di distanza dalla terribile diagnosi di leucemia, ancora oggi Carreras accoglie con gratitudine la genuinità delle persone che, sinceramente, gli chiedono come si sente, se sta bene del tutto: una domanda che non stanca mai, cui risponde di stare bene, libero da ogni tipo di trattamento o terapia, o serio problema di salute. 
Albert Om, come Convidat di Josep Carreras, ha avuto modo di conoscere parte della sua famiglia: i figli, Albert e Júlia, con i rispettivi consorti Ingrid e David, accompagnano Josep ogni volta che ne hanno la possibilità, adattandosi ai ritmi di un uomo molto ligio alla disciplina. Non può fare a meno di riscontrare una notevole somiglianza tra padre e figlio che, in quel dato momento indossavano entrambi una sciarpa per proteggersi dall'aria condizionata, identificata come "il nemico numero uno della famiglia" da Albert Carreras. Quest'ultimo, come confermato anche dalla sorella, condivide anche il carattere del padre, cosa su cui Josep scherza affermando sia "un po' problematica" di tanto in tanto. Júlia, invece, assomiglia ad entrambi i genitori.

Josep Carreras ha ottima memoria per le date, motivo per cui ricorda perfettamente che il 14 di luglio, Festa Nazionale Francese, gli era stata diagnosticata una leucemia acuta: da un giorno con l'altro era passato da 70 minuti d'applausi al tragico silenzio di un esito che all'epoca lasciava molte meno speranze rispetto ad oggi, senza contare che la percezione sociale della semplice parola "cancro", era ben diversa: per questo motivo, quando era arrivato a Seattle per curarsi è rimasto profondamente colpito da come il centro di ricerca esibiva con disinvoltura la parola "CANCER". Era il 1987, tuttavia sente quest'esperienza ancora molto molto vicina e la commenta senza difficoltà, ma con un espressione in volto di chi sente ancora tremendamente vivo dentro di sé il ricordo di questo durissimo colpo. La naturale reazione "perché io?" è stata nell'immediato messa da parte quando ha saputo che nella camera a fianco un bambino di 8 mesi era nelle sue stesse condizioni: dalla sua, Carreras almeno aveva vissuto 40 anni molto pieni, ma il fatto che questa terribile sorte potesse toccare anche a un bambino nato da pochi mesi lo ha spinto a lottare con ogni forza contro questa malattia, anche per lui e per tutti gli altri nella stessa situazione, credendo con tutto sé stesso nella sua possibilità di sopravvivere, una possibilità che, come si è saputo in seguito, non era superiore al 10%. Molto fortunato e lottatore, sa perfettamente che non aveva altra scelta se non combattere La leucemia avrebbe potuto togliergli la vita, ma alla fine gliel'ha data: ne è diventata il grande motore permettendogli di affiancare la propria passione, il canto, all'infondere speranza a chi ha sofferto e soffre per lo stesso motivo, come testimonia concretamente il recital benefico che avrebbe cantato a Zurigo.


Il mattino seguente, dopo la colazione, Josep Carreras rievoca la propria infanzia e le proprie origini, dall'imponenza del padre vestito con l'uniforme da Guardia Urbana, alla mancia che gli lasciavano alcune clienti della madre che era parrucchiera, in cambio di qualche canzone: una in particolare gli dava un duro, che nei primi anni cinquanta era notevole. Un'infanzia serena, fino al duro colpo della morte di sua madre ad appena 51 anni compiuti: Josep all'epoca aveva 18 anni, e quella sarebbe stata una ferita destinata a non rimarginarsi mai, un duro colpo stavolta impossibile da superare. Si trova spesso a pensare a come sarebbe stato se sua madre avesse vissuto gli anni successivi, e tutt'ora le dedica l'ultimo pensiero prima di salire sul palco, ogni volta. La sente ancora molto presente, un vero e proprio riferimento cui ancora oggi si rivolge a chiedere consiglio o conforto. Albert Om sdrammatizza poi di fronte al velo di tristezza negli occhi del tenore, lamentandosi del fatto che non ha cantato quando gliel'aveva chiesto in precedenza: gli propone così di ricostruire la scena del Titanic sulla barca che, immediatamente dopo, li avrebbe portati a scoprire Zurigo, scena che ovviamente non si è poi verificata. Durante la gita sul lago, Josep Carreras ha concesso fotografie a turisti di ogni provenienza e ha incontrato anche tre membri del suo Fans Club di Tokyo, per le quali è stata una sorpresa a dir poco inaspettata: nei suoi commenti, Albert Om mette in luce l'atteggiamento galante del tenore nell'accogliere fan che viaggiano spesso dal Giappone esclusivamente per i suoi concerti.

La conversazione si sposta nel parco e ha come oggetto il ruolo politico di ambasciatore catalano in giro per il mondo con valigie che lui stesso prepara: si definisce un uomo ordinato, o che almeno tenta di esserlo, considerandolo inevitabile quando si conduce una vita da "gitano señorito", ovvero nomade ma agiata, anzi su certi aspetti è addirittura necessario essere meticolosi. La fama, l'essere conosciuto e riconosciuto è sicuramente piacevole per lui. Nel mondo è risaputa la sua identità come catalano, dal momento in cui lui stesso ha fatto il possibile per diffonderla: in Giappone, per esempio, che frequenta assiduamente negli ultimi trent'anni, da circa 10 o 15 il pubblico in sala gli mostra bandiere catalane, indice della loro piena consapevolezza delle sue origini. A livello amministrativo, Josep Carreras come tutti gli altri catalani hanno un passaporto spagnolo: questa è la risposta che rende ad Albert Om quando questo chiede se si senta o meno spagnolo, ma innanzitutto Carreras si sente catalano e auspica ad una Catalogna indipendente ma che al contempo mantenga una magnifica relazione con lo Stato Spagnolo. Pur nutrendo per quest'ultimo un pieno rispetto, crede fermamente nel diritto catalano all'indipendenza ed insieme a lui più del 50% della popolazione catalana ne è convinta: la differenza è che molti di questi hanno maturato tale convincimento in seguito a, perché non dirlo, al trattamento che la Spagna gli ha riservato, mentre nel suo caso si tratta di una convinzione ereditata dalla sua famiglia. Josep Carreras, quindi, ha sempre nutrito un profondo ed innegabile sentimento patriota. So perfettamente che molte persone, turbate ed indispettite da tale verità, preferiscono negare l'evidenza.


Key facts:

◦ The episode of "El Convidat" with Josep Carreras has been broadcast, as previously announced, last night on TV3 (Televisio de Catalunya). It has been extremely successful, as we have read both on facebook and twitter where the name of Josep Carreras even became trending topic. Enthusiastic comments, full of respect and admiration, have increased more and more, but the most interesting aspect is that they were not about Carreras as an artist, but mostly as a human being: a man very affable, friendly, intimate, someone who, mantaining education and elegance, can not help but be sincere and honest.

Unlike other characters appeared on this program, Josep Carreras has not invited Albert Om to his house, but in Zurich, where he was to offer a recital to benefit the fight against leukemia, at the Zurich Opera House, in early July. 
Quoting Albert Om, "Josep Carreras invited me faraway to know him closer", because that's how his lifestyle is like, at least 250 days a year: away from home, in a living room with bedroom in a hotel, surrounded by some personal items such as CDs or books, with the rhythm of life typical of the artist, which include going to sleep late and wake up late as well. Carreras is not among those Catalans who wake up early early early: by his own admission, with an elegant veiled irony, "he hasn't listened to the Moreneta". (The Moreneta is actually the Montserrat Virgin, one of the greatest symbols of Barcelona, ​​but the reference here is someone else, the key element of his ironic intent).
"A solitaire who can't stay alone", Josep Carreras easily recognizes himself in this definition: he loves to stay with people he likes and who matter to him, otherwise prefer to stay alone, having been used to it for over 40 years, leading a life which this is an inevitable consequence of. Sometimes it can be painful, but it all depends on the reward that one draws: in his case it was worth, and still it is.

25 years after the terrible diagnosis of leukemia, Carreras still accepts with gratitude the generosity of people that, in a genuine way, ask him if he is completely fine now: a question he is never tired of, which responds to feel good, free from any kind of treatment or therapy, or serious health problems.
◦ Albert Om, as "Convidat" of Josep Carreras, got to know most of his family: his son and daughter, Albert and Julia, with their spouses  Ingrid and David, who travel with Josep as much as they can, adapting themselves to the rhythms of a man who observes discipline a lot. Can not help but notice a marked resemblance between father and son, emphasised by the fact that both were wearing a scarf to protect themselves from air-conditioning, identified as "the number one enemy of the family" by Albert Carreras. They also share the same character, as Júlia confirms too, something on which Josep jokes byb saying that "sometimes it's a bit problematic". However, Júlia looks like both her parents.

◦ Josep Carreras has excellent memory for dates, and that's why he can remember well that on July 14, the French National Day, he was diagnosed with acute leukemia: from one day to the other he passed from 70 minute - ovation to the tragic silence a result that left so less hope than today, and also the social perception of the simple word "cancer" was quite different: for this reason, when he arrived in Seattle to undergo treatments was deeply impressed by the research center displaying normally the word "CANCER". It was 1987, but in spite of this he feels this experience still very recent. He talks about it without difficulty, but with an expression on his face typical of someone who still perceive this memory as tremendously vivid. 
The natural reaction "why me?" was immediately put aside when he found out that a 8 month-baby in the next room was in the same situation: Carreras had lived at least 40 years very fully, but the fact that such terrible thing happens even a baby born few months before animated him to fight against this disease with every force, for him and all children in the same situation. He strongly believed in his chance to survive, even though it was not higher than 10%, as we have learnt later. Very lucky and a great fighter, he knows perfectly that he had no choice but fighting.  Leukemia could have taken his life, but it ended up giving it to him: he has become the great engine of his life, allowing him to combine his passion for singing to his wish of giving  hope to those who suffered and suffer for the same reason, and that benefit recital in Zurich symbolises it.


◦ The next morning, after breakfast, Josep Carreras recalls his childhood and his origins, from the prominency of his father wearing his uniform, to the tip offered by some customers of his mother who was a hairdresser, in exchange for some songs: one lady in particular gave him a "duro", that in the early fifties was remarkable. A happy childhood, until the tragedy of the death of his mother aged 51: Josep was 18, and this kind of wound will never heal,  something impossible to overcome. He has often thought of how it would be if his mother had lived the following years, and still dedicates to her the last thought before going on stage, every time. He can still feel her, she is a real reference he still addresses to for advices or to reach consolation. Then, Albert Om plays down in front of the veil of sadness in the eyes of the tenor, complaining about the fact that he refused to sing for him: it proposes to reconstruct the scene of the film Titanic in the boat that, immediately after, would lead them to discover Zurich, a scene that obviously has not occurred. During the tour of the lake, Josep Carreras accepts to take photos with tourists from all over, and also met three members of his fan club in Tokyo, something really unexpected for them. In his comments, Albert Om highlights the gallant attitude of the tenor in welcoming fans, who often travel from Japan exclusively to attend his concerts.
◦ The conversation shifts to the park and its object is the political role of the Catalan ambassador around the world, with luggage he prepares himself: he think to be tidy, or at least try to be, considering it inevitable when you lead a kind of "gitano señorito" life, that is nomadic but wealthy: sometimes it's even necessary to be meticulous. Fame, to be known and recognized is certainly nice to him. In the world, his identity as a Catalan is well known, since he has done everything possible to spread it: in Japan, for example, he has regularly visited throughout the last thirty years, from about 10 to 15 the audience show catalan flags symbol of their full awareness of his origins. Under the administrative point of view, Josep Carreras, like all other Catalans, has a Spanish passport: this is the answer he gives Albert Om when he asks whether he feels himself spanish or not. First of all he feels himself Catalan and looks forward to an independent Catalonia maintaining a great relationship with the Spanish State. He has full respect for Spain, but firmly believes  Catalan deserves independence, and more than 50% of the Catalan population agrees on that: the difference is that many of them have developed this idea as a result of the treatment, why not saying it, Spain has reserved, but in his case it is a belief inherited from his family. Josep Carreras, therefore, has always had a deep and undeniable patriotic feeling. However, I know perfectly that many people can't accept it, so they prefer to refuse it... but that's it.


3 comments:

  1. Luvi, se tu non lo dici, lo dico io: "la Moreneta" non è altro che Pep Guardiola. ...MAGNIFICO PROGRAMA, GRANDE, GRANDE, GRANDE, JOSEP !!! Ha parlato con sincerità, senza evitare le questione compromesse. Ha parlaro dal suo paese, con valentia, del suo grande amore, la opera, che non delude mai. BRAVISSIMO, JOSEP!

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  2. Certo che era riferito al Pep. Allò que és més misteriós és el motiu que l'ha portat a fer aquella comparació... jo ho sé, però no ho dic!! ;)

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  3. Non mi ha piaciuto per niente Albert Om. Peccato di non essere in grado de fare una intervista più interesanti, a livello di quello che Josep merita.
    Sono deluso ed anche un puo arrabiato

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