07/04/2013

"Il Video della Settimana": Josep Carreras sings "E lucevan le stelle" from Tosca

Benvenuti per un nuovo Video della Settimana

Partiamo dall'unica certezza che ho: vorrei dedicare l'edizione odierna al quarantesimo anniversario del debutto di Josep Carreras nel ruolo di Mario Cavaradossi della Tosca presso la New York City Opera proprio il 7 di aprile del 1973. Tutto il resto è ancora un'incognita, mentre scrivo il titolo del post non è ancora presente, e questo significa che non ho ancora deciso quale frammento proporvi. A questo punto potrei seguire due strade: attendere di essere in grado di compiere una scelta, oppure cominciare a scrivere, prendendo tempo, sperando di approdare da qualche parte.

Josep Carreras as Mario Cavaradossi, MET 1974.
Debuttare con Tosca nel 1973, significa che il primo Cavaradossi di Josep Carreras era giovanissimo, un "baby Cavaradossi" come lo chiamò in una data occasione il soprano Birgit Nilsson: è stato nei panni dello stesso pittore che il nostro tenore, un anno più tardi, si è presentato di fronte al grande pubblico del Metropolitan riscuotendo un successo strepitoso.
La registrazione in studio risale al 1976 con la Philips ed oltre a lui gli interpreti sono Montserrat Caballé, Ingvar Wixell, Samuel Ramey e Domenico Trimarchi, diretti da Sir Colin Davis.
Ovviamente si tratta di un personaggio che non può mancare nel repertorio di un tenore della sua vocalità, senza contare che Tosca contiene due delle arie più note e rappresentative del tenore. Chissà se alla fine non sarò banale, per una volta, optando per una di queste.
Nel frattempo mi prende altro tempo,  concentrandomi su altri dettagli dell'opera, risparmiando la trama che è senz'altro ben nota a tutti.

Tutti conosciamo più o meno bene Tosca, questa grande opera di ambientazione romana di Giacomo Puccini su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, ispirato al dramma di Victorien Sardou, La Tosca: Puccini rimase estremamente colpito da questo dramma e decise di musicarlo apportando diverse modifiche sia in termini di durata, riducendo da cinque a tre atti, sia di contenuti, focalizzando la propria attenzione sulla vicenda dell'amore perseguitato piuttosto che sullo sfondo storico-politico insanguinato dai tanti delitti. Ed è qui che ci ritroviamo a questo triangolo che, se vogliamo, è un classico del melodramma: l'amore tra tenore e soprano, contrastato dal baritono. Tuttavia, la consuetudine di tale triangolo si inscrive in quella che è in assoluto l'opera più drammatica di Giacomo Puccini, l'unica tra le più celebri in cui a morire è anche il personaggio interpretato dal tenore. Ovviamente non è solo quest'aspetto a renderla estremamente drammatica, ma sono i continui colpi di scena e la tensione che suscita una sonorità forte, molto particolare, che il compositore lucchese ha adottato e che culmina in un finale a dir poco catastrofico. Personalmente ogni volta che termino di vederla sono pervasa dall'angoscia, ma forse sono io ad essere troppo impressionabile.

A questo punto dovrei avere più chiaro l'esito della mia scelta, dovrei. Nel frattempo le ricerche su youtube, in cui quello che oggi è disponibile domani potrebbe non esserlo più, mi hanno portata al video completo della versione del 1980 a Nizza con Montserrat Caballé e Juan Pons. Sarebbe facile cavarsela così, ma non è questa la mia intenzione, devo arrivare ad una scelta. Ad ogni modo lo trovate qui.

Perché è così tanto difficile scegliere un frammento da Tosca? Magari per voi non lo è, ma per me sì. Non è nemmeno la mia opera preferita, anche perché non credo di averne una in particolare, quindi non potrei nemmeno giustificarmi con questa scusa. Non amo molto Tosca a livello di trama, lo ammetto. La difficoltà potrebbe dipendere dalle caratteristiche degli interpreti, ma forse solamente in parte. Da qui potremmo riflettere su cosa ha apportato Josep Carreras al personaggio di Mario Cavaradossi

Josep Carreras in Tosca, 3rd act.

Chi è Mario Cavaradossi? Sappiamo che è un cavaliere, un pittore legato da una relazione sentimentale con la celebre cantante Floria Tosca. Artista, impetuoso e istintivo, spesso imprudente dalle spiccate ideologie politiche: un giovane liberale rivoluzionario, romantico ed innamorato di una donna dall'animo artistico come il suo, che lo ricambia teneramente senza riuscire a frenare la propria gelosia.
A questo punto non resta che trovare la connessione con il suo interprete: a mio modo di vedere, Josep Carreras si è sempre trovato a proprio agio con questo personaggio, ma questo vale soprattutto per l'aspetto musicale, meno per quello personale. Certamente, elementi come amore, passione, senso del dramma e fede nei propri ideali trovano in lui perfetta espressione, ma l'aspetto vincente di questo ruolo, secondo me, sta nel vantare di una parte che musicalmente risulta magnifica nella sua totalità. Spesso capitano momenti, per così dire, di transizione nel corso di un'opera, e questo succede sicuramente anche in Tosca, ma probabilmente non avviene nella parte di Cavaradossi: questo, per quanto positivo sia, rende arduo il compito quando si tratta di isolare un singolo brano. Abbiamo detto che comprende due delle arie per tenore più belle e celebri in assoluto, per non parlare dei duetti del primo atto e del terzo, o addirittura della scena delle torture, con quei gemiti di dolore tanto verosimili e l'esultanza incontenibile, imprudente ma comunque affascinante perché impavida e appassionata: quest'ultima scena è già stata scelta in omaggio al grande Juan Pons l'estate scorsa. Rimane il resto, tutto il resto.

Tecnicamente, l'esibizione di Josep Carreras conquista per tanti aspetti sia puramente vocali, sia interpretativi come l'eleganza del fraseggio, il modo unico di dire, di pronunciare lettere, parole e intere frasi come nessun'altro sia mai riuscito a fare. Tutti aspetti che mi trovo a sottolineare puntualmente ogni domenica. Se questi li applichiamo a Cavaradossi, ci troveremmo inevitabilmente a rimarcare ogni frase, dall'iniziale "Dammi i colori" che precede la prima romanza, Recondita Armonia, fino al momento in cui cade a terra morto. Ascoltate, fate caso a come dice bene "ah! il mio sol pensier sei tu", l'appassionato "mia sirena, verrò", oppure "qual occhio al mondo può star di paro all'ardente occhio tuo nero", passando per quelle di effervescente furore del secondo atto, fino "A carezzar fanciulli" e "giustizia le sue sacre armi depose" ed il resto de "O dolci mani". Come vedete, potrei riportare ogni parola ed esaltarne l'espressione.

Seppur combattuta, farò una scelta di cuore, e a rischio di incorrere in scarsa originalità opterò per un'aria il cui primo ascolto mi ha resa una fan incondizionata di Josep Carreras. Quella sua E lucevan le stelle, anni fa, è stata per me come un fulmine: mi ha sconvolta, facendomi realizzare quale artista straordinario stessi ascoltando. È stato così che ho scelto Josep.

Del resto, il contesto drammatico da cui scaturisce l'aria è assolutamente ideale per le sue qualità artistiche: una lettera d'addio per la sua amata che non riesce a portare a termine perché sopraffatto dai ricordi e dalla disperazione di doverla lasciare. Un esempio straordinario di dizione impeccabile, di raffinato fraseggio che trova la massima esaltazione nella frase "O dolci baci o languide carezze" che risuona così seducente, ed in particolare in "e non ho amato mai tanto la vita", così struggente da far rabbrividire per l'emozione. Se quest'aria comprende tutto questo, all'epoca come ancora oggi non può che rendermi totalmente indifesa.
Ho scelto la versione di Tokyo del 1979, anche se ero tentata da mettere quella che mostra il documentario Estrellas de la Ópera. Godetevela!!! Godetevele tutte!!!



Vi lascio anche un bonus: la versione di Parma 1976 (peccato che si veda poco!), seguita da una breve dichiarazione con Raina Kabaivanska dopo il grandissimo successo.


Spero abbiate apprezzato la faticosa scelta di oggi. L'appuntamento è per domenica prossima con un nuovo video. Buona settimana a tutti!!

Key facts:


Welcome to a new Video of the Week.

◦ Let's start with the certain thing: I would like to dedicate today's edition to the 40th anniversary of Josep Carreras' debut in the role of Mario Cavaradossi of Tosca at the New York City Opera, on 7 April 1973. The rest is still unknown, as while I am writing now the title of the post is lacking, and this means that I have not decided the fragment yet. At this point I could follow two paths: wait for my choice and then write, or start writing, taking time, hoping to land somewhere.
To make his debut in Tosca in 1973, means that Josep Carreras' very first Cavaradossi was very young, a "baby Cavaradossi" as he was called by soprano Birgit Nilsson in 1974: it was in the shoes of the same painter that our tenor performed for the first time in front of the public of the Metropolitan Opera, achieving an outstanding success.
The studio recording was made in 1976 with Philips, and the other interpreters are Montserrat Caballé, Ingvar Wixell, Samuel Ramey and Domenico Trimarchi, conducted by Sir Colin Davis.
Obviously this is a character that can not miss in the repertoire of a tenor with such kind of voice, we should not forget that Tosca contains two of the most famous and representative arias from the tenor point of view. I wonder if in the end I will not be ordinary, for once, opting for one of these.
Meanwhile, I take more time focusing on other details of this opera, saving the plot that is certainly well known to all.
◦ We all know more or less well Tosca, this great opera set in Rome composed by Giacomo Puccini,  on a libretto by Giuseppe Giacosa and Luigi Illica, inspired by Victorien Sardou's drama, La Tosca: Puccini was extremely impressed by this drama and decided to make an opera, making some changes  both in terms of duration, reducing from five to three acts, and of the content, focusing mainly on the issue of persecuted love rather than on the historical and political background and its many bloody crimes. Right here we have the usual triangle of melodrama: the love affair between tenor and soprano, contrasted by the bariton. However, such a triangle is inscribed in what is by far the most dramatic opera by Giacomo Puccini, the only one among his most famous in which the character played by the tenor dies too. Obviously it is not only this detail that makes it extremely dramatic, but it is the constant twists and tension giving rise to a strong and particular sound that the composer from Lucca adopted, which ends up with a finale that could note be more catastrophic. Personally, I feel anxious each time I finish to watch it, but I might be too emotional.
◦ At this point, I should have already made my choice, I should. Meanwhile, my research on youtube, where what is available today it might not tomorrow, gave me the full video of the 1980 version in Nice with Montserrat Caballé and Juan Pons. It would be easier to leave you simply the whole Tosca, but it is not my intention, I have to arrive at a choice. Anyway you can find the whole video here.
Why is it so difficult to choose a fragment from Tosca? Maybe for you it is not, but for me it is. It's not even my favorite opera, because I do not think I have one, so I could not even justify myself with this excuse. I do not love Tosca in terms of plot, I admit. My difficulty may depend on the performers, but perhaps only in part. From here we can think about what Josep Carreras has brought to the character of Mario Cavaradossi.
◦ Who is Mario Cavaradossi? We know he is a painter who has a love relationship with the famous singer Floria Tosca. Artist, impetuous and instinctive, often incautious with strong political ideologies: a young liberal revolutionary, romantic and artistic, in love with a woman, an artist as well, who loves him back tenderly and jealously. At this point, we just have to find the connection with his interpreter: in my view, Josep Carreras has always found comfortable with this character, but mostly musically, and less personally. Certainly, elements such as love, passion, sense of drama and faith in his ideals found in him the perfect expression, but the strong point of this role, I think, lies in the fact that the whole part of the tenor is just marvellous. Sometimes there are moments , so to say, of transition, and this happens in Tosca too, but probably not in Cavaradossi's part: this is surely positive, but makes the task hard as well, when you have to choose a single song. We have said that Tosca includes two of the most beautiful tenor arias ever, not to mention the love duets of the first and the third act, or even the scene of torture, with groans of pain so likely and irrepressible joy, imprudent but fascinating as well, because fearless and passionate: this scene has already been chosen in homage to the great Juan Pons last summer. What's left? All the rest.
◦ Technically, Josep Carreras' performances seduce us in many ways: both for vocal and interpretative  aspects, such as elegance of phrasing, his unique way to say, to pronounce letters, words and whole phrases like nobody else has ever managed to do. All aspects I emphasize every Sunday. If we apply all this to Cavaradossi, we would inevitably point out each sentence, from the very first "Dammi i colori" preceeding the first romanza, Recondita Armonia, until he falls to the ground dead. Listen,  notice how well he says "ah il mio sol pensier sei tu", or his vibrant passion in "mia sirena, verrò," or "qual occhio al mondo può star di paro all'ardente occhio tuo nero", passing through the effervescent fury of the second act, until "A carezzar fanciulli" and "Giustizia le sue sacre armi depose" and all the rest of "O dolci mani". As you can see, I could quote every word and enhance his expression.
◦ Although controversial, I will make a heart choice, and even risking to be not original, will choose an aria whose first listening made me a Josep Carreras' unconditional admirer. Years ago, one of his renditions of E lucevan le stelle was for me like a thunderbolt: it shocked me, making me immediatly realize what an amazing artist I was listening to. It's simply how I chose Josep.
Moreover, the dramatic context from which the aria arouses is absolutely ideal for his artistic qualities: a farewell letter to his lover that he can not accomplish as he is overwhelmed by memories and despair for leaving her. An extraordinary example of impeccable diction, elegant phrasing highly  exaltated in the phrase "O dolci baci o languide carezze" so seductive, and eve more in "E non ho amato mai tanto la vita," so heart rending as to make you shiver with emotion. If this aria means all that, it can not but make me totally helpless, today like yesterday. I chose the version of Tokyo 1979, although I was tempted to put the one from the documentary Estrellas de la Opera. Enjoy it! Enjoy them all!
I leave also a bonus track: the version of Parma 1976 (pity that we can see very little!), Followed by a brief statement with Raina Kabaivanska afterwards.
Hope you have appreciated my proposal of today. See you next Sunday with a new video. Wish you all a nice week!!

1 comment:

  1. Il pubblico l'ha detto: Bravo!!!!!

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